
Qui, l'autore sfrutta tutto il potenziale caratteristico della musica nordafricana e mediorientale per realizzare uno score che mescoli i sapori tipici di una terra e dei suoi clichés con la verve più giocosa e calibrata della commedia farsesca. E col grosso pregio di rinunciare a canzoncini pop precotte e tormentoni di passato successo.
Il tema principale, allegro e accattivante è presente fin dall'inizio, Sharm Whistle, che esplicita proprio la “poetica” della partitura, che poi si lascia completamente prendere dalla (non troppo appassionante) trama e diventa musica di commento quasi trasparente: Uno dei due e i suoi sottotoni, la giovanile malinconia di Giulia e Michele all'alba, la danza del ventre in Belly Dance o la poesia (decisamente non richiesta) del Parto del cammello, fino alla sinergie tipicamente comiche di La gag di Romano e de Pascalis o Lo schiaffo a Saraceni in cui si cita Una vita difficile di Risi. Senza dimenticare la sigla del villaggio vacanze che ha offerto la location del film.
Lavoro industriale senza troppe sbavature, ma anche con pochissime idee e senza troppa convinzione, ma che almeno mostra un'idea di musica da commedia che non sia quella degli effetti o delle strizzate al pubblico che al cinema non va mai. Poi magari sta attaccato al televisore, ma questa è un'altra storia.
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